Crowdfunding e accesso al credito nell’era tecnologica.

Gennaio 22, 2019 1 Di Nomoslawfirm
Crowdfunding e accesso al credito nell’era tecnologica.

La ricerca di fonti di finanziamento costituisce uno dei principali ostacoli in cui si imbattono le aziende nell’arco della loro vita. In un sistema creditizio sempre più chiuso e asfittico – complice la congiuntura economico-finanziaria negativa dell’ultimo decennio – ottenere liquidità per realizzare i progetti imprenditoriali è sempre più arduo. Gli istituti di credito, infatti, sia per vincoli esterni, e talvolta per deficit di lungimiranza, condizionano l’accesso al credito a limiti e paletti assai vincolanti e spesso insostenibili per l’imprenditore.

Per tali ragioni negli ultimi anni si è diffuso un metodo di approvvigionamento di denaro caratterizzato dal ricorso alla collettività, in un’ottica latamente riconducibile al principio di sussidiarietà orizzontale: il crowdfunding. Invero, tale lemma designa un universo cangiante al cui interno sono ricomprese diverse modalità di auto-finanziamento. Con questo articolo cercheremo di delineare le principali, facendo riferimento alla loro traduzione all’interno dell’ordinamento giuridico italiano.

Occorre innanzitutto chiarire il significato del sostantivo inglese crowdfunding. Con esso si intende il finanziamento della folla, ovvero il finanziamento dal basso o finanziamento collettivo. Wikipedia lo definisce come “un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse”. Si scorgono immediatamente le implicazioni logiche con il principio di sussidiarietà orizzontale, qui da intendersi quale specifica applicazione del fenomeno della “disintermediazione finanziaria”. Esistono diverse declinazioni del fenomeno riconducibile alla macrocategoria del crowdfunding:

  •  equity based ⇒ strumento finanziario alternativo alla raccolta di capitali di rischio, realizzato attraverso la sollecitazione del pubblico risparmio a fronte dell’acquisto di quote della proprietà dell’impresa e quindi alla possibilità di compartecipare agli utili e alla creazione di valore nel lungo termine. Si tratta, in altri termini, di un aumento di capitale a pagamento mediante un’offerta per la raccolta di fondi online. In questo settore l’Italia detiene un primato a livello europeo, essendo stato il primo Paese a prevedere una disciplina normativa ad hoc (D.L. n. 179/2012; Regolamento Consob n. 18592/2013; D.L. n. 3/2015; D.L. n. 50/2017: Regolamento Consob n. 20224/2017). Inizialmente tale forma di crowdfunding era limitata alle sole start-up innovative (secondo la definizione fornita dal primo Regolamento Consob) ma successivamente estesa alla più ampia platea delle PMI. Il Legislatore ha tentato di contemperare l’esigenze e gli interessi degli imprenditori con la tutela degli investitori (soprattutto di quelli a-tecnici, quali i privati cittadini), attraverso l’individuazione del canale di raccolta nella piattaforma webla cui gestione è affidata, oltre che agli intermediari finanziari abilitati (banche e imprese di investimento sottoposte a vigilanza), alla nuova figura del gestore del portale, che deve possedere determinati requisiti ed essere iscritto in apposito registro tenuto dalla Consob;
  • donation-model ⇒ prima forma di manifestazione del fenomeno, essa è finalizzata a finanziare iniziative senza scopo di lucro rispetto alle quali i finanziatori (ma è più corretto parlare di donatori) non hanno diritto ad alcun rimborso. Un tipico esempio di donation model ampiamente diffuso e conosciuto è rappresentato dalle raccolte di fondi attraverso canali radiotelevisivi quali Telethon et similia. Questo modello di crowdfunding attualmente non è disciplinato da una normativa specifica;
  • reward-model  ⇒ il crowdfunder riceve un premio (simbolico) a fronte del proprio impegno finanziario e quindi può essere incentivato da un interesse diretto ancorché meramente eventuale e simbolico (ad esempio, raccolte finalizzate al finanziamento di progetti discografici, editoriali o cinematografici, in cui sia offerta ai finanziatori copia dell’opera);
  • pre-purchase model ⇒ rappresenta un’evoluzione del reward-based model, esso prevede che al finanziatore sia riconosciuto un trattamento di favore per usufruire dei servizi erogati dalla società o per acquistare i suoi prodotti a condizione che l’iniziativa abbia successo, con possibilità di acquisire successivamente quote/azioni;
  • lending based ⇒ è il modello di crowdfunding dedicato al microcredito, realizzato attraverso la richiesta di prestiti privati, a fronte dei quali si riconosce all’investitore un interesse sul capitale da rimborsare. All’interno di questa categoria generalmente si distingue tra il “social lending” o “peer to peer lending”(prestiti destinati ai privati) ed il “peer to business lending” che riguarda i prestiti in favore delle aziende, piccole o medie;
  • royalty based ⇒ si tratta di una modalità di crowdfunding mediante la quale si finanzia una determinata iniziativa ricevendo in cambio una parte dei profitti. Con questa tipologia  si offrono delle quote dei guadagni futuri del progetto per il quale si richiede il finanziamento. La principale differenza rispetto al modello equity based consiste nella circostanza per cui il finanziatore non acquisisce quote di proprietà dell’impresa, ma solo una percentuale sui profitti detratti dal fatturato. Generalmente questa tipologia di finanziamento dal basso viene impiegata per le operazioni che hanno ad oggetto diritti di autore, diritti di proprietà intellettuale, brevetti, licenze, marchi registrati et similia.